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Cryptolocker: siamo sempre meno al sicuro?

Pubblicato il 7 marzo 2016 - 17:06 da in Technews

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Cryptolocker non smette di far paura e torna all’attacco.

Le minacce informatiche sono in perenne crescita con una media di oltre 117.300 attacchi al giorno.
Quotidianamente vengono scoperti sempre nuovi virus che comportano per chi viene sfortunatamente colpito non solo un danno psicologico, ma anche economico: sottrazione di dati personali, sospensione dell’attività lavorativa e perdita di profitto sono i rischi maggiori dovuti a questa famiglia di virus che viene generalmente identificata col nome Cryptolocker.

Non bisogna infatti farsi ingannare dall’immaterialità del crimine, né sottovalutarlo.

Per tutelarsi è necessaria una previdente progettazione e pianificazione della sicurezza informatica con identificazione delle minacce aggiornata in tempo reale.
Si prevede infatti che il 2016 sarà caratterizzato dall’aumento delle frodi on line, dei furti d’identità, dell‘hacktivismo e dei malware indirizzati ai dispositivi mobili, che normalmente non sono soggetti a controlli e politiche di security.

Ritroveremo vecchie minacce già conosciute, che sfruttano però nuovi “travestimenti” di attacco, che variano a seconda della consapevolezza dell’utente e dell’evoluzione degli strumenti tecnologici di difesa.

A tal proposito i crimini informatici rivolti alle aziende sono diventati sempre più personalizzati e sofisticati: ormai non si tratta più di dover combattere contro un singolo criminale, ma contro vere e proprie organizzazioni che dimostrano di avere una grande capacità di investimento in ricerca e sviluppo.

La costante implementazione di nuovi device in azienda, le app che collegano gli utenti alla rete, i social network e i Big data contribuiscono a rendere i tentativi di intrusione da parte degli hacker più appetibili e più facili che in passato.

Le imprese più esposte a rischi risultano essere le PMI con meno di 15 dipendenti.
Il motivo è semplice: queste aziende hanno budget limitati e acquistano prodotti di sicurezza economici, che non possono garantire una protezione adeguata, avanzata ed efficace.
Spesso i loro sistemi di sicurezza non sono dotati di firewall, ma si basano su antivirus statici, aggiornati periodicamente e quindi estremamente vulnerabili alle cosiddette minacce Zero Day.

I crimini digitali più diffusi e denunciati di questi tempi sono costituiti dai ransomware, che cifrano i dati salvati sul computer rendendoli illeggibili: viene poi chiesto un riscatto per l’invio della chiave di decriptazione che dovrebbe permettere al legittimo proprietario di “rientrare in possesso” dei propri file.

In pratica ransomware come Cryptolocker, Zerolocker KeRanger  (il virus che colpisce i Mac) criptano i contenuti del disco e di tutte le unità connesse in rete, richiedendo poi un riscatto per avere nuovamente accesso ai propri dati e alle informazioni personali (inutile e sconsigliato pagare, in quanto non esiste nessuna garanzia in merito).

cryptolocker-2.0

Cryptolocker non è una novità, come molti pensano, ma ha una lunga storia nello scenario dei crimini informatici.
Il primo attacco risale infatti al 1989 e il ransomware  era noto con il nome di Aids Trojan o Pc Cyborg.
Il suo software killer fu creato da Joseph Popp, un biologo che lo diffuse attraverso 20.000 floppy disk consegnati ai partecipanti di un congresso sull’HIV.
Una volta che il dischetto veniva inserito nel computer, il virus entrava in azione criptando i files: per sbloccarli l’utente doveva pagare 189 dollari alla fantasmatica “Pc Cyborg Corporation“.
Popp venne arrestato e processato: dichiarato incapace di intendere e volere affermò poi di voler devolvere il ricavato del ransomware alla ricerca contro l’Aids (forse per un senso di “riscatto” dalla sua colpa).

Attualmente vengono già fatte ipotesi sulle possibili evoluzioni di Cryptolocker: chiedere un importo ancor prima che il computer venga colpito dal virus medesimo.
Qualora il malcapitato non dovesse pagare, il suo PC verrà bloccato e i dati sarà criptati.

 Al fine di veicolare questo genere di ransomware qualsiasi tipologia di servizio che troviamo oggi su Internet, dalle mail ai social network passando attraverso i siti di E-commerce, le piattaforme di gioco fino a quelle di cloud, risulta essere estremamente appetibile per gli hacker.

Nel 2020 gli analisti prevedono che ci saranno oltre 25 miliardi di dispositivi connessi ad Internet, ovvero più di 25 miliardi di finestre che potranno essere potenzialmente colpite.

Come dobbiamo prepararci quindi per fronteggiare al meglio questo imminente e pericoloso attacco?

Sicuramente entrando in azione “prima” proteggendosi con strumenti adeguati, ma soprattutto usando il buon senso (l’arma più temuta dai criminali perchè la più efficace).

A tal riguardo, se vuoi saperne di più, contattaci e ti daremo tutte le info sul nostro servizio di Prevenzione contro Cryptolocker e simili.
www.sapoto.it

Prevenire è meglio che…essere colpiti!

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Autore dell'articolo

  • Ho una laurea triennale in Scienze della Comunicazione ed una conoscenza approfondita dei vari sistemi ed ambienti operativi Windows: da sempre ho infatti una grande passione per l’informatica.
    In particolare mi piace tenermi costantemente aggiornata riguardo al funzionamento, uso e personalizzazione dei programmi più diversi, per poter poi fornire un migliore servizio di assistenza e una più veloce risoluzione di eventuali problemi.
    Sono fiera di essere la prima figura femminile che entra a far parte del Team Sapoto!

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